Hui e Sirivannavari alla MFW: due donne, due Paesi, due estetiche e la stessa passione
Domenica è il giorno di Giorgio Armani. Tradizionalmente è la giornata in cui il popolo della moda guarda alla collezione più attesa di tutta la Fashion Week, e ancora di più quest’anno, dopo la scomparsa del suo fondatore. Tutto il resto sembra passare in secondo piano: editor e fotografi già proiettati verso Parigi, buyer stanchi e desiderosi di tornare a casa, addetti ai lavori contenti di concludere la maratona della Milano Fashion Week.
Noi abbiamo scelto invece di seguire due brand di nicchia, meno conosciuti al grande pubblico, e abbiamo scoperto due mondi ricchi, ambiziosi e soprattutto desiderosi di raccontare qualcosa di sé. HUI Milano e SIRIVANNAVARI hanno sfilato rispettivamente in via Meravigli e in via Borgonuovo, nel cuore di Milano, portando in passerella due visioni lontane geograficamente ma accomunate da una forte attenzione alla cultura, alla memoria e all’artigianalità.
Due donne sono al centro di queste storie. Due Paesi diversi, Cina e Thailandia. Due estetiche lontane. E una stessa passione: usare la moda per costruire un ponte con il mondo.
Huizhou Zhao, la Cina che guarda a Milano

Dietro HUI Milano c’è Hui Zhou Zhao, fondatrice e designer del brand, conosciuta anche per il suo lavoro di promozione del China Style in Italia. Il suo percorso creativo nasce proprio dall’incontro tra due mondi: le radici della cultura cinese e il sistema della moda internazionale.
La sua sfilata di domenica, in via Meravigli, è stata quasi un racconto nel racconto. Prima ancora che comparisse la prima modella, una performance ha trasformato l’antico cortile italiano in uno spazio sospeso tra Oriente e Occidente. Fili rossi attraversavano l’ambiente, una donna li seguiva e li attraversava, fino a quando il gesto conduceva all’apertura di un ventaglio. A quel punto è iniziata la sfilata.
Il ventaglio circolare è infatti il punto di partenza di The Fan Code, la collezione Primavera/Estate 2027. Ma Huizhou Zhao non si limita a prendere un simbolo della tradizione cinese e a riproporlo in passerella. Lo usa come una chiave per entrare in una riflessione più ampia sulla memoria e sul modo in cui una cultura continua a cambiare.
La tradizione è nelle mani delle donne

Il tema della femminilità è centrale nella collezione HUI Milano. In particolare, la designer guarda alle donne Miao di Guizhou, custodi di tecniche come tessitura, ricamo, tintura e cucito. È attraverso le loro mani che conoscenze e memorie sono state tramandate di generazione in generazione. Il punto interessante della visione di Zhao è che la tradizione può essere modificata, reinterpretata, persino messa in discussione. Può diventare moda, moda contenporanea.
Sulla passerella, motivi, immagini, colori e texture della cultura cinese vengono così scomposti e ricomposti in silhouette contemporanee. Seta stampata, materiali traslucidi e tessuti più strutturati alternano morbidezza e costruzione, trasparenza e copertura, movimento e rigore. Il risultato è una Cina che non guarda soltanto al proprio passato, ma si racconta attraverso il presente. E Milano diventa il luogo naturale per farlo.
Sirivannavari, dalla Thailandia all’India

Poche ore dopo, a pochi passi dal Quadrilatero, un’altra donna ha raccontato una storia completamente diversa. È Sirivannavari Nariratana Rajakanya, fondatrice e direttrice creativa della maison SIRIVANNAVARI.
Il brand costruisce la propria Primavera/Estate 2027 attraverso un viaggio che attraversa Thailandia e India, con incursioni nella libertà estetica degli anni Settanta. La collezione mette insieme influenze diverse senza rinunciare all’identità thailandese della maison. Un esempio è il dhoti trouser, il pantalone tradizionale indiano, reinterpretato attraverso i volumi avvolgenti del chong kraben, il suo corrispettivo thailandese. È un incontro tra culture che passa dalla forma, dal tessuto e dal movimento. Anche qui l’artigianalità non è un semplice esercizio decorativo. È memoria e spunto creativo.
I ricordi diventano moda

La ricerca di Sirivannavari parte anche da un viaggio personale. Le influenze dell’India entrano nella collezione attraverso l’architettura, i colori, le decorazioni e i ricordi trasformati dalla designer in elementi del guardaroba.
Le stampe digitali nascono dalle sue opere xilografiche, mentre i ricami riprendono motivi tipici dell’architettura indiana. Perline, specchi, nappe, fiori tridimensionali e bottoni crochet diventano texture da indossare. Alcuni versi tratti dalle poesie della direttrice creativa sono stati trasformati in ricami: piccoli frammenti personali che entrano nei vestiti e rendono la collezione ancora più intima.
Anche i colori raccontano questo viaggio: Orange Ginger, Green Cardamom e Blue Turmeric evocano spezie e pigmenti indiani, mentre seta, cotone indigo tessuto a mano e lavorazioni contemporanee come il laser cutting costruiscono il dialogo tra tradizione e sperimentazione.
Milano, il punto d’incontro
Ed è qui che le due storie si incontrano: nella scelta di Milano.
Hui Zhou Zhao porta nella capitale italiana della moda una riflessione sulla cultura cinese e sul ruolo delle donne nella sua trasmissione. Sirivannavari arriva con un immaginario che attraversa Oriente e Occidente, trasformando viaggi e ricordi in moda.
Entrambe scelgono però l’Italia come palcoscenico internazionale. Non soltanto come vetrina, ma come luogo di confronto. E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti delle sfilate di Milano: accanto ai grandi nomi che attirano inevitabilmente tutti i riflettori, esiste una Fashion Week più silenziosa, fatta di designer e maison che arrivano da lontano per raccontare il proprio mondo.
Marineve Cantarella